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Giancarlo De Cataldo, I traditori, Torino Einaudi 2010, pp. 582 € 21.00

Il romanzo dell'Unità d'Italia, scritto e pubblicato in prossimità del 150° anniversario dell'impresa dei Mille. Una furba operazione industriale, dunque? Anche, ma non solo. Il romanzo è soprattutto il tentativo di analizzare i rapporti tra le storie individuali di un gruppo di protagonisti e la Storia, quella collettiva, politica e delle nazioni.
La vicenda inizia nel 1844, con il racconto di un tentativo di insurrezione in Calabria portato da un gruppo di rivoluzionari repubblicani sbarcati e rapidamente sconfitti, come succederà poi a Carlo Pisacane.
Da questo fallimento si sviluppa la complessa vicenda di alcuni sopravvissuti a quello sfortunato episodio. La vicenda si svolge soprattutto a Londra, dove vive, in esilio, Mazzini; ma anche in Sicilia, a Milano, Roma, Vienna e addirittura in Transilvania.
Come dice il titolo, si tratta essenzialmente di un libro sul tradimento o piuttosto sulla difficile, ambigua definizione di tradimento. Come ha detto l'autore in un'intervista radiofonica, nella segreta lotta tra le spie un agente smascherato non lo si uccide: lo si usa come agente doppio, quinta colonna, gli si passano informazioni false o parzialmente vere. Il grande tessitore di questo romanzo non è colui che ebbe questo appellativo dagli storici (Denis Mack Smith, tra i più grandi), cioè Cavour. L'orditore della rete di ragno che avvolge tutta Europa è Mazzini. Un Mazzini ben diverso dal personaggio dell'agiografia scolastica, ascetico, saggio, malato e dal profondo afflato religioso. È invece un abilissimo esperto dell'arte dell'inganno e del contro-inganno, della disinformazione e della controinformazione. Gli altri personaggi sono come morbida cera nelle mani di questo rivoluzionario sconfitto ma sempre sul punto di vincere, in miseria ma che maneggia milioni, cristianissimo ma pronto alla strage, al'omicidio politico, all'uso spietato e accorto della violenza.

Il romanzo si fa leggere con piacere, grazie all'ottima tenuta drammatica e a personaggi forse paradossali o troppo "romanzeschi", ma vivi e pittorescamente affascinanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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